Petra Loreggian di RDS: “Web fucina di talenti, ma non è detto che funzionino in radio”

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Vi ripropongo uno stralcio di una mia intervista di qualche mese fa a Petra Loreggian di RDS che potete leggere integralmente su Wired

Se considero Luca Dondoni il padrino del Social Radio Lab, Petra ne è indiscutibilmente la madrina. Questo progetto nasce infatti dalle chiacchierate milanesi con due professionisti radiofonici molto attivi online. Toccare con mano come le loro radio (Petra ai tempi era a Radio Italia, Luca trasmetteva e trasmette per RTL 102.5) avessero posto in essere processi aziendali e strumenti tecnologici per accorciare le distanze tra deejay e ascoltatori mi incuriosì molto. Da lì ci è voluto un po’, ma eccoci qui!

Come sapete Luca sarà con noi il 25 settembre alla Social Media Week di Roma, mentre il 24 per RDS sarà dei nostri il direttore marketing e comunicazione Massimiliano Montefusco. Due occasioni assolutamente da non perdere!

Radio2 Rai, RTL 102.5, Kiss Kiss, Play Radio, Radio Italia e ora Radio Dimensione Suono. Esperienza unica nel panorama della radiofonia italiana quella di Petra Loreggian, voce storica che può vantare anche una lunga carriera televisiva iniziata su Odeon TV e continuata poi su Italia 1 e diverse reti Sky. Scoperta da Claudio Cecchetto nel 1998 condivide con lui una forte passione per i social network.

Le ho chiesto di raccontarci come è cambiata la professionalità dello speaker radiofonico con Facebook, Twitter e soci. Ne abbiamo parlato a partire da RDS Academy, il talent show dedicato a chi sogna di lavorare in radio in collaborazione con Sky e Vanity Fair.

Spesso ci si lamenta di come nel mondo dell’intrattenimento ci sia poco ricambio generazionale e quindi poco spazio per idee nuove. Ben vengano iniziative come RDS Academy che puntano anche sul web per scovare nuovi talenti. Non pensi che in Italia si possa e si debba fare di più?

«In Italia è fondamentale fare di più. Il mondo dell’intrattenimento in generale si è appiattito, le nuove idee sono pochissime e spesso ci si ferma davanti al problema dell’audience e dell’ascolto, senza osare. Invece un briciolo di audacia non guasterebbe. Il web propone cose molto interessanti proprio perché fuori dalla logica e dai costi delle grandi realtà radiofoniche o televisive. Ma la qualità che si trova è davvero bassissima se parliamo di grandi numeri. Le cose davvero belle, fatte bene e da gente di talento sono ancora poche. Io amo alcune serie nate per il web (“Una mamma imperfetta” su tutte) o personaggi che nel web sono cresciuti ma ci sono anche rimasti. Proposti in altri ambiti non hanno avuto l’”audacia” di cui ti parlavo e si sono anche loro “conformati” allo standard da cui tanto rifuggivano.»

I dodici finalisti dovranno affrontare difficili prove. Mi ha incuriosito il “branding”, ovvero saper promuovere il proprio prodotto radiofonico. In particolare, quanto e come le attività di voi speaker sui profili social personali possono contribuire al successo dell’immagine della radio?

«La nostra immagine, soprattutto quando è quella proposta sui social, è anche l’immagine del posto in cui stiamo lavorando. Non può stridere, non possiamo essere due entità distinte. Questo non vuole dire conformarsi, ma scegliersi. Bisognerebbe rappresentare un mondo che in parte ci appartiene, snaturarsi fa male, anche se dico sempre che quello del “presentatore” è un lavoro e come tale va svolto: presentare appunto, che non vuole dire necessariamente parlare di noi, dare le nostre opinioni come fossero dictat, ma cercare di rendere al meglio ciò di cui dobbiamo parlare, con garbo ed educazione.»

Indispensabile per gli aspiranti deejay conoscere bene la lingua inglese. Tu hai spesso il piacere di ospitare e intervistare grandi nomi della musica italiana e internazionale. Chi trovi particolarmente interessante sui social e perché?

«Moltissimi emergenti, tutti quelli che si affacciano alla musica e che attraverso i social sono riusciti a farsi conoscere meglio. Per quanto riguarda i big italiani mi piace molto l’uso che ne fa Fiorello o Jovanotti ma non credo di dire nulla di nuovo, trovo che Emma sia molto vera e diretta, e mi piace per questo. Sugli stranieri amo le scelte di Pharrell Williams, adoro su tutti Aaron Paul (Jesse Pinkman) e il suo modo di avermi condotto all’ultima puntata di Breaking Bad. In generale detesto i “millantatori social”, quelli che danno un proprio profilo creato ad hoc per il web e che poi nella vita smentiscono con i fatti le cose che proclamano su Facebook. E ne conosco tanti davvero, che usano il mezzo per raccontare una vita che invece non vivono. Basta una selfie fatta bene per ingannare i più…»

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Stefano Chiarazzo

Comunicatore di impresa, formatore e consulente aziendale, blogger. Da 12 anni cura le pubbliche relazioni di grandi marche per una multinazionale del largo consumo. Nel 2011 ha avviato l’Osservatorio Social Vip, che studia i personaggi famosi italiani sui social media come fenomeno di comunicazione e di costume. I dati di popolarità su Facebook, Twitter e Instagram di più di 1000 celebrità dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della politica sono ripresi periodicamente dai media. Nel 2013 ha lanciato il Social Radio Lab, spazio di informazione, ricerca e condivisione sull’evoluzione della comunicazione radiofonica in collaborazione con le maggiori radio nazionali, le web radio di Spreaker e grandi manifestazioni come Festival del Giornalismo, Social Media Week e Festival delle Generazioni. Collabora con Wired e insegna marketing e comunicazione presso vari Master tra cui la Business School de Il Sole 24 Ore.

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