#beppevaidaluca, che gli ascoltatori pagano l’intervista

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lateral_logoParto subito dicendo che non ho intenzione di giudicare il comportamento di Beppe Grillo. Se ne parlo è perché vorrei mettere in risalto la partecipazione del pubblico alla splendida operazione messa in atto da Luca Bottura, autore e conduttore di Lateral, che ogni mattina tra le 8:10 e le 9:00 accompagna la colazione (o la strada verso il lavoro, fate voi) degli ascoltatori di Radio Capital. Bottura è stato forse l’unico insieme a Michele Santoro ad accettare la provocazione di Beppe Grillo. Il comico genovese aveva infatti promesso il giorno dopo l’alluvione di Genova che si sarebbe fatto intervistare in qualsiasi posto e a qualsiasi ora a patto di veder sul proprio conto un bonifico di 2000 euro. I soldi sarebbero poi andati alla ricostruzione del capoluogo ligure.

Luca Bottura che ha sempre coinvolto il pubblico nella creazione del suo programma (chi ascolta Lateral sa che metà dei contenuti provengono dai messaggi che gli ascoltatori inviano al conduttore più o meno in diretta) questa volta ha voluto coinvolgere ancora di più i suoi ascoltatori. Il conduttore di Lateral ha infatti proposto di raccogliere i soldi necessari per intervistare il comico genovese attraverso il crowdfunding, dando la possibilità al pubblico di fare le domande che lui poi avrebbe rivolto a Grillo. Non uso il condizionale a caso, perché di fatto Grillo alla fine non è andato a Radio Capital, nonostante i soldi ci fossero (anzi gli ascoltatori hanno abbondantemente superato la cifra stabilita) e Bottura fosse arrivato preparato all’appuntamento. Lascio da parte tutte le polemiche e le congetture, ma vi consiglio di ascoltare comunque la puntata del 31 ottobre (almeno fin quando Radio capital non toglie lo streaming).

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Al di là della mera cronaca credo valesse la pena raccontare la vicenda per dimostrare per l’ennesima volta quanto la radio possa coinvolgere il pubblico, al punto da invitarlo a contribuire economicamente per partecipare alla realizzazione di un programma. Un po’ quello che succede con le radio di comunità o come abbiamo raccontato in precedenza con le radio on-line (vedi Bertallot). A memoria credo sia la prima volta che un’operazione simile accada per un programma in FM, in una radio gestita da un grosso gruppo editoriale e finanziata dalla pubblicità. Particolare non da poco in cui credo che la fidelizzazione degli ascoltatori al format – ma soprattutto al conduttore – abbia giocato un ruolo determinante. In più il massiccio uso dei social network (tanti in modo scherzoso si sono lamentati del fatto che Bottura sia sui social che durante la sua trasmissione non parlasse d’altro) hanno fatto sì che la discussione si spostasse anche fuori dalla trasmissione. Da questo punto di vista è interessante segnalare che la risposta di Beppe Grillo che tanti ascoltatori hanno aspettato per due settimane è arrivata venerdì 31 subito dopo la fine della trasmissione. La comunicazione quindi è stata data tramite facebook e twitter, e se n’è parlato in trasmissione solo il lunedì successivo.

A mio avviso tutta l’operazione ha avuto un grande ritorno di immagine per la trasmissione e l’emittente. Al di là dei risultati – i 2.848 euro raccolti tramite la piattaforma kapipal e l’hashtag #beppevaidaluca tra i trend topic di politica del 31 ottobre (giorno fissato per l’intervista) secondo PokeDem – bisogna comunque registrare la grandissima professionalità di Luca Bottura (senza esagerare credo che la puntata del 31 ottobre sia da manuale di storia della radio), che con abilità ha gestito con correttezza e senza mai sfociare nel volgare tutta la vicenda: sia in radio che sui social. In più rimarca (se mai ce ne fosse bisogno) quanto ormai il binomio radio-social sia una strada intrapresa e a senso unico: il successo di un programma passerà sempre più da un coinvolgimento attivo del pubblico. Sarà poi compito del conduttore riuscire a gestire al meglio il contributo dei singoli ascoltatori. In questo senso il bravo (ma basta) Bottura è certamente un modello da seguire.

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Fabio Bruno

Laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sul linguaggio radiofonico, dopo l’università ha lavorato per un paio d’anni per la radio dell’Ateneo di Torino. Ha fatto parte di un gruppo di scrittura creativa legato al mondo della radio e curato diversi laboratori sul montaggio audio. Nel frattempo è diventato un ascoltatore onnivoro e curioso, con un amore incondizionato per il suono.

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